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Le origini del Natale

Le origini del Natale
In collaborazione con Antonietta Marrazzo (Instagram @la_talent_coach)

Dai primi giorni del mese di Dicembre, tutti noi entriamo nel cosiddetto “spirito Natalizio”, ognuno a modo suo, con le proprie decorazioni, i propri riti che si ripetono, si rinnovano e a volte si evolvono, ciclicamente anno dopo anno.

Ci siamo mai fermati a pensare dove hanno origine queste festività? Presi dalle corse ai regali, immersi nell’addobbare la casa, abbiamo mai immaginato quali siano le radici del Natale? Certamente conosciamo le scritture che raccontano la nascita di Gesù Bambino, immaginiamo Babbo Natale con le renne e la slitta, ma cosa sappiamo della storia vera e propria, mescolata con le leggende di antichi popoli, che ha portato alle celebrazioni del mondo moderno?

In questo articolo, con l’aiuto di Antonietta, cercheremo di immergerci insieme in questi antichi rituali, conosceremo dee, imperatori e popoli, perché è tutto molto più complesso e articolato di come possiamo immaginare.

Iniziamo facendo le dovute presentazioni e conosciamo Antonietta Marrazzo, Tarologa e Life Mentor.

Antonietta guida le donne a realizzarsi nella vita e a  riscoprire i propri talenti attraverso l’allenamento energetico e i tarocchi.

Partiamo analizzando alcuni aspetti delle celebrazioni in senso più ampio

Per prima cosa cerchiamo di capire l’etimologia del termine “celebrare”: è una parola derivata dal latino e significa frequentare, affollare, onorare; l’essere umano infatti, da sempre ha cercato l’aggregazione per poter celebrare, creando una ritualità per gioire di qualcosa che è accaduto, qualcosa di ricorrente. È la natura in se a scandire dei cicli continui e ripetitivi, come l’alternanza del sole e della luna, con le loro fasi e lo scorrere delle stagioni. Proprio su questi cicli, fin dalla notte dei tempi, le popolazioni hanno basato le varie ritualità e celebrato in diversi modi i passaggi più significativi.

Il periodo dal Natale è, tra questi, uno dei momenti più magici

L’attesa del 25, soprattutto per i bambini, è carica di trepidazione e gioia, ci circondiamo di addobbi e decorazioni, ascoltiamo le musiche natalizie e per quasi un mese intero, giorno dopo giorno, ci immergiamo in questa festa e ci prepariamo a celebrarla, con ritualità ormai comuni, che ci vengono naturali. Molte però sono le mitologie che ruotano attorno a questo mese.

C’è infatti una concomitanza in questo periodo, molto significativa: il solstizio, momento in cui il sole si ferma e riparte. Questo periodo è particolarmente sentito nei paesi nordici, dove la notte del 12 dicembre si festeggia Santa Lucia, derivata dalla dea Lussi; così inizia il primo periodo del mese di Yule, diviso in 3 fasi da 12 giorni, in cui si celebra la rinascita del sole. Questo primo periodo si conclude con il giorno del solstizio, o del Natale, a seconda dei movimenti del sole stesso.

Il secondo ciclo dura fino all’Epifania, giorno della manifestazione del sole guidato da queste figure mitologiche, per alcuni la Befana, per altri Lussi oppure Berta nei popoli germanici. Ogni mitologia ha quindi le proprie storie, che riflettono la vita di quelle popolazioni, da cui nascono anche le fiabe per raccontare e far conoscere queste manifestazioni ai bambini.

Il terzo ciclo si conclude con una festa in cui vengono bruciate le cose vecchie, a simboleggiare la volontà di lasciar andare ciò che ormai è passato, è vecchio, per far spazio al nuovo che sta arrivando, portato dalla rinata luce del sole. Al sud, per esempio, questa è la festa di Sant’Antuono, festa presente anche in Friuli, detta “bruciare la vecchia” e in Valencia; viene celebrata in diversi periodi, generalmente a fine gennaio oppure a capodanno.

Quando queste celebrazioni natalizie sono entrate nelle nostre tradizioni?

La storia generalmente fa riferimento agli Antichi Romani, popolo molto aperto verso le diverse culture e religioni con cui veniva in contatto. Bisogna infatti sottolineare come Roma, nonostante la sua espansione tramite la conquista di molti paesi, non abbia mai cercato di soffocare od eliminare le tradizioni e i riti delle popolazioni conquistate; era loro usanza invece farle proprie, mescolandole alle usanze già presenti.

In quell’epoca si celebravano due riti importanti: Saturnalia e Sol Invictus; il primo era riferito a Saturno, mentre il Sole Invitto, sempre nel periodo del solstizio, era dedicato al sole invincibile, che attraversava il buio dei mesi autunnali e invernali, sconfiggendo le tenebre e uscendone vincitore. Questa festa era stata acquisita dall’Oriente, con molta probabilità dalla Mezza Luna Fertile,Babilonia, in cui il dio sole era venerato da tempi antichissimi; era presente la figura di una dea madre, aspetto femminile maturo, che partoriva il figlio sole, aspetto maschile.

Fu nel 220 d.C. che l’imperatore Elio Gabalo istituì questa festa del Sole Invitto e in seguito, anche dopo la sua morte, la tradizione continuò.

Inoltre tra generali e militari romani era diffuso e si sviluppò nel tempo il Mitraismo, il cui culto solare era preponderante.

Le comunità cristiane orientali celebravano la nascita di Cristo, pare però datata al 6 Gennaio. Una delle prime attestazioni riguardanti il passaggio della data al 25 Dicembre, risale alla metà del 300 d.C. . Si nota quindi che l’evoluzione è stata lenta e graduale, passando attraverso il culto solare romano, derivato da acquisizioni di celebrazioni più antiche.

Come all’epoca si celebrava?

Su questo punto non sembrano esserci documentazioni certe; si sa che durante Saturnalia era consuetudine scambiarsi dei doni, le cosiddette strenne, originate dalla dea Strenia, in quanto questi rami venivano presi da un bosco considerato sacro. Pare fosse abitudine dei Sabini, popolazione italica parallela ai Romani, scambiarsi rami di ulivo o alloro, divenuto poi l’abete per il popolo romano. Altra curiosità che ci fa capire come queste celebrazioni fossero importanti è la consuetudine di invitare anche gli schiavi ai banchetti organizzati durante Saturnalia.

Anche l’albero è un simbolo presente da molto tempo nella mitologia nordica: l’Albero di Yule, decorato con pigne e ghiande, presente anche al sud con addobbi di cannella e agrumi, oppure la consuetudine di scrivere su foglie o pergamene i desideri per l’anno nuovo e legarli all’albero. In linea c’è anche il Ceppo di Yule, da bruciare nel camino con i desideri, conservandone un pezzo per poter accendere il nuovo ceppo l’anno successivo.

La stessa cenere fa parte della simbologia, si narrava infatti che se i bambini si fossero svegliati durante la notte di Santa Lucia e avessero visto la santa, questa gli avrebbe gettato cenere negli occhi. Da qui si può pensare ad un parallelo riguardo la tradizione di mettere il carbone nella calza della Befana.

In conclusione si può notare come le fusioni tra popoli, culture, tradizioni e mitologie, siano molteplici e intricate, spesso si fa fatica a trovare la connessione e ci si perde nella varietà di rituali e credenze. Ammetto che anche io, scrivendo questo articolo, ho fatto a volte fatica a tenere le fila senza perdermi e senza mettermi a cercare on line le molte domande che ho in testa. Perché, non so voi, ma ora che ho queste nozioni basi da cui partire, mi piacerebbe tantissimo riuscire ad approfondire meglio ogni passaggio, scoprire ogni dea di cui si parla, leggere storia e miti.

Quattro chiacchiere

Spero con questo articolo di aver risposto a qualche curiosità, di aver dato un po’ più di consapevolezza alle tradizioni e ai riti che compiamo, forse troppo di abitudine, anno dopo anno; forse ora sappiamo meglio i gesti che stiamo facendo.

Vi invito quindi a vedere la diretta live con Antonietta, se ancora non l’avete vista, sul IGTV del mio profilo [IGTV]

A farvi guidare tra miti e rituali sul profilo IG di [Antonietta]

E come sempre, vi aspetto nei commenti, sia qui sia sul [mio profilo] Instagram.

Se ci sono domande, qualcosa che non è chiaro o che volete approfondire, non esitate a chiedere!